Gli Alfieri della A1

Ripescati dalla serie A2 a ridosso del raggruppamento (obbligatorio per regolamento), l’Unione Scacchistica Trentina ha partecipato dall’11 al 13 marzo a Fermo al Campionato Italiano a Squadre nella prestigiosa serie A1, girone 2.

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Veduta da Fermo

L’obiettivo salvezza si presentava arduo, anche se non impossibile, sebbene aggravato dalla mancanza della quarta scacchiera nel primo turno della competizione.

La squadra schierava come componenti Stefano Moncher (1^ scacchiera), Andrea Dappiano (2^), Marco Pangrazzi (3^) e, dal secondo turno, Andrea La Manna (4^).

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Da Sx: La Manna, Moncher, Dappiano, Pangrazzi

Vediamo in dettaglio come gli Alfieri del circolo si sono comportati, non prima però di sottolineare le ottime condizioni ambientali in cui il torneo si è svolto, come mostrano le foto della sala di gioco, situata all’interno del Palazzo dei Priori di Piazza del Popolo, pieno centro storico della deliziosa cittadina marchigiana.
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Il primo incontro vedeva opposta l’ UST al locale circolo di Fermo, che per l’occasione aveva ingaggiato il giocatore più forte del girone, GM Dragan Kostic. Moncher, offertosi come vittima sacrificale, riusciva a placare l’ira degli dèi che, soddisfatti, consentivano a Dappiano e Pangrazzi di superare i rispettivi avversari, ottenendo un insperato quanto prezioso pareggio.

Al secondo turno la favorita, Conegliano, lasciava a riposo le sue armi migliori; così un Dappiano in stato di grazia, seguito a ruota da Pangrazzi e La Manna, intascava il punto intero rimediando alla pur preventivata sconfitta di Moncher, alle prese con il secondo miglior giocatore della competizione (IM Genocchio). La vittoria per 3-1 sembrava essere un eccellente viatico per una salvezza più che tranquilla.

Il pomeriggio la squadra, galvanizzata, surclassava Udine con un perentorio 3,5 a 0,5 diventando così la leader solitaria del girone e garantendosi la matematica salvezza. La scaramanzia lasciava posto al realismo di poter assestare il colpo da 90: la promozione al Master, la massima serie del Campionato Italiano a Squadre.

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Ottimismo prima del turno.

Il quarto turno, la mattina di domenica, vedeva l’ UST pareggiare 2-2 con Modena un incontro sostanzialmente equilibrato. Prima dell’ ultimo turno la situazione era chiara: vincendo 3-1 contro Venezia la promozione sarebbe stata matematica; in caso di vittoria a 2,5 bisognava sperare che Conegliano non vincesse 4-0 contro Udine, già retrocessa.

Il quinto turno vedeva Moncher pareggiare velocemente il suo incontro in prima scacchiera, seguito poco dopo da Dappiano. Dopo quasi 3 ore e mezza di gioco Pangrazzi mostrava di possedere il dono dell’ipnosi e vinceva per tempo una partita che, sebbene lo vedesse forzatamente mattato dall’avversario, aveva dominato, e sciupato a corto di tempo per stanchezza. Ricordiamo infatti che l’UST era l’unica squadra senza riserve a disposizione.
La Manna, con una tecnica invidiabile, trovava ampio compenso per la qualità in un mediogioco certamente vantaggioso. Il guadagno di un pedone consentiva però all’avversario di rifugiarsi in un insperato ma meritato scacco perpetuo.

Tutti gli occhi si spostavano sull’ultima scacchiera di Conegliano – Udine, che vedeva i primi condurre per 3-0 (ovviamente). Con una tecnica altrettanto invidiabile la scacchiera di Udine non riusciva a pareggiare un elementare finale di alfieri di colore contrario, regalando così la promozione a Conegliano e un carretto di rimpianti per i sottoscritti, mai così vicini ad un traguardo certamente storico per una realtà modesta come la nostra.

Giocare un torneo *troppo bene* è qualcosa di paradossale. Avessimo perso qualche partita in più, salvandoci senza problemi, saremmo ritornati a Trento più che soddisfatti. Così invece si mastica amaro. E nemmeno poco.
Tutto questo però non ci impedisce di complimentarci con tutti i componenti della squadra: Stefano, che in prima scacchiera ha lottato come un leone con giocatori mediamente ben più forti; Andrea, stellare, e sempre più vicino al titolo FIDE (2288 al prossimo aggiornamento); Marco, eccezionale per tenuta e risultati; e Andrea, che ha tradotto la sua tradizionale solidità in una  concretezza inusuale per i suoi standard.

Siamo sicuri che avremo altre occasioni per agguantare questo sogno: il duro risveglio infatti ci lascia comunque un altro anno in A1. Vogliamo anche aggiungere che, con il lavoro che gli istruttori del circolo stanno portando avanti con i giovani, non tarderanno a crescere ricambi all’altezza, auspicabilmente addirittura superiori.

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