Domenica 21 settembre 2025, combinazione anche S.Matteo, si onorerà la memoria di Matteo Di Menna, un giocatore che militava nell’UST scomparso nel 2020, con una storia particolare.
Di seguito una breve sintesi da parte della Famiglia Di Menna.
Gli Scacchi come Riscatto
Matteo Di Menna, Trento 27.05.1955 – 28.07.2020
Matteo Di Menna nasce a Trento nel 1955, in un periodo di grandi cambiamenti sociali e culturali. La sua famiglia, di origini Abruzzesi, si trasferì nella città trentina nei primi anni ‘50, grazie al padre Berardino, che vinse un concorso pubblico come impiegato presso il Tribunale di Trento.
Come molte altre famiglie di emigranti, anche quella di Matteo affrontò le difficoltà di un’Italia post-bellica, ancora lontana dal boom economico che avrebbe rivoluzionato il Paese di lì a poco.
Per Matteo, il quarto di otto figli, le sfide erano ancora più ardue. Mentre gli altri fratelli, mossi anche da un naturale spirito di rivalsa, riuscirono tra mille difficoltà a trovare ciascuno la propria strada a scuola e nella vita, egli si trovò a dover affrontare problematiche ulteriori e non comuni in un’epoca dove quasi non esistevano nozioni pedagogiche evolute e la dislessia (mai accertata, ma indiziata a posteriori) era una colpa più che una problematica “clinica” di cui la scuola avrebbe dovuto farsi carico.
Di carattere schivo, introverso e taciturno oltremodo, era per questi atteggiamenti spesso schernito dai coetanei, e poco diversa era la situazione anche in famiglia fino a quando:
“Papà, giochiamo a scacchi?“
“A scacchi? Con te?” rispose il padre, sorpreso.
Fu proprio il papà Berardino a portare a casa la prima scacchiera: il gioco delle 64 caselle lo aveva imparato durante la prigionia in Etiopia per mano degli Inglesi.
Il Match, narrano ancora i suoi fratelli, durò tutta la notte, ma Berardino non ebbe scampo. Matteo vinse tutte le partite lasciando increduli fratelli e babbo a bocca aperta.
Furono proprio gli scacchi a cambiare per sempre in qualche modo il destino di Matteo, ma soprattutto la percezione dello stesso all’interno della Famiglia ed al di fuori di essa ponendo non poche questioni; alcune ancora dibattute…
Non fu mai un Campione a livello nazionale, né divenne Maestro come le leggende da osteria o gli amici de “La Scaletta” narrano. Matteo era irregolare in tutto!!!
Probabilmente nei suoi anni migliori (i primi anni ’80) raggiunse il livello di una forte Prima Nazionale o giù di lì, ma di certo seppe farsi valere nel circuito cittadino e Provinciale Trentino.
Gli scacchi, ad ogni modo, rappresentarono per Matteo più di un gioco: furono la sua via di riscatto, l’occasione per essere accettato in un mondo che forse lo guardava con occhi diversi e lui, in effetti, di certo non ci metteva del suo per essere persona “in standard”.
Oggi, ricordando Matteo, la sua figura emerge come quella di un uomo libero e senza parole, come lo descrive con affetto l’amico Michele Nardelli:
“Uomo libero e senza parole, per niente facile, che faceva parte di una meravigliosa generazione di sgangherati”.
Il suo viaggio, fatto di difficoltà, passioni, e riscatto, ci lascia però un insegnamento prezioso: il mondo degli scacchi come ancora di salvezza, una sorta di seconda chance, un modo per ritrovarsi ed essere accettati in un sistema che, all’epoca ma forse ed ancor di più oggi, talvolta sembra troppo rigido a schemi rituali e di certo non adatto a tutti.
Il ringraziamento della Famiglia va all’Unione Scacchistica Trentina: a Roberta De Nisi in particolare, che a 5 anni dalla sua scomparsa ha pensato di dedicargli il torneo Rapid del 21 settembre 2025, valevole anche per il titolo Regionale.
Ricordando Matteo con affetto e nostalgia, nella certezza che la sua testimonianza continui ad ispirare chiunque voglia superare difficoltà e trovare il proprio spazio, facciamo nostra un’altra idea dell’amico Michele Nardelli: quella ad esempio di un murales che lo ritragga al Santa Chiara, un murales che fra gli altri ricordasse quel ragazzone dagli occhi dolci e intelligenti che ci ha lasciati il 29 luglio di cinque anni fa.
Matteo, infatti, tra le altre cose, aveva assieme agli altri, e forse più di altri, provveduto ad occupare e a “conquistare” quello spazio oggi di tutti, dando in qualche modo il volto attuale alla città.
Se fosse accolta l’idea, sarebbe forse ancor più bello ritrarlo davanti ad una scacchiera: il solo luogo “metafisico” in cui Matteo Di Menna riuscì davvero a sentirsi a proprio agio durante il corso di tutta la sua vita.
Famiglia Di Menna







